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Breve storia della registrazione magnetica

Le tappe più significative

 


1898: un tecnico danese, tale Valdemar Poulsen, brevetta un apparato in grado di registrare e riprodurre suoni utilizzando un filo d'acciaio che veniva fatto scorrere tra i poli di un elettromagnete. Tale oggetto venne chiamato Telegrafono, ed è il precursore di tutti i registratori audio e video che conosciamo.

L'apparecchio viene commercializzato negli anni successivi, ed ebbe un successo limitato anche a causa della scarsissima qualità della riproduzione, inferiore a quella del fonografo.

Nel corso dell'esposizione mondiale di Parigi del 1900, Poulsen registrò la voce dell'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria; questa registrazione è il più antico documento sonoro che abbiamo oggi.

 


1907: Poulsen scopre che facendo scorrere una corrente contiuna sovrapposta al segnale inviato alla testina di registrazione la qualità del suono migliora notevolmente. E' la prima forma di premagnetizzazione, o bias, che in seguito con lo sviluppo delle valvole termoioniche verrà sostituita con una corrente alternata ad alta frequenza in grado di offrire prestazioni migliori.

1930: Kurt Stille, un tecnico tedesco, acquista i diritti dei brevetti di Poulsen e realizza un registratore di dimensioni enormi e qualità sonora finalmente adeguata alle trasmissioni radiofoniche. La macchina viene prodotta dalla Marconi Co ed assume la denominazione di registratore Marconi-Stille; alcuni esemplari vengono acquistati dalla BBC che comincia ad usarli per la registrazione delle sue trasmissioni.

Negli USA cominciano ad apparire sul mercato dei registratori a filo d'acciaio di dimensioni contenute, per uso domestico o per ufficio.

Nel frattempo in Germania viene sviluppato un brevetto del 1928 di Fritz Pfeumfer che gettava le basi per il moderno nastro magnetico in sostituzione del fragile filo d'acciaio. I nazisti considerarono la registrazione magnetica di di importanza strategica e dettero grande impulso alla ricerca tecnologica nel settore.


1935: BASF commercializza il nastro magnetico e AEG realizza il primo registratore dotato di amplificazione elettronica dal quale poi sono derivati tutti i registratori fino ai giorni nostri. L'introduzione della polarizzazione in corrente alternata portò ad un notevole innalzamento della qualità della registrazione, al punto che risultò difficile distinguere una trasmissione radiofonica in presa diretta da una registrata.
Nel corso della II guerra mondiale, la trasmissione di discorsi registrati di Hitler mise spesso in difficoltà i servizi di spionaggio alleati che non riuscivano a spiegarsi come il Fhurer potesse trovarsi in un luogo e contemporaneamente trasmettere un discorso da un altro luogo. Il mistero venne risolto qualche anno dopo, con la sconfitta della Germania nazista.


1945-1950: al termine della guerra gli Alleati presero possesso dei brevetti e della tecnologia tedesca, e scoprirono così l'esistenza del nastro magnetico e del relativo registratore, molto superiori sotto tutti gli aspetti alle macchine a filo che venivano prodotte negli USA.
Il tecnico che ispezionò le fabbriche di registratori tedeschi si chiamava Jack Mulllin; una volta tornato in patria, in società con la Ampex di Alexander Poniatoff, iniziò la produzione dei primi registratori a nastro americani e dei relativi nastri, e nel 1947 eistevano già quattro aziende americane che producevano registratori di buona fedeltà utilizzati soprattutto dalle emittenti radiofoniche e dalle grandi case discografiche.

Mentre negli USA la tecnologia della registrazione su nastro procedeva a grandi passi, in Europa, impegnata nella ricostruzione del dopo-guerra ed evidentemente interessata ad aspetti più contingenti della tecnologia, continuò ad essere utilizzato il vecchio filo d'acciaio che nel frattempo era diventato abbastanza economico da poter avere una certa diffusione di massa. 
Il modello Geloso della foto venne prodotto in Italia fino ai primi anni 50.

1950-1960: in questo periodo si ha un fortissimo sviluppo della tecnologia della registrazione magnetica, ad opera di Ampex ed RCA. Le case discografiche cominciavano a comprendere l'importanza della registrazione su nastro, che permetteva di conservare originali di qualità impensabile rispetto ai dischi, e richiesero ai costruttori apparecchi sempre più complessi e performanti. In questo periodo si fanno strada le prime macchine mulitraccia, inizialmente a 3-4 e poi a 8, prodotte dalla onnipresente Ampex.
Quando negli anni successivi discografici e musicisti si resero conto delle enormi potenzialità della registrazione multitraccia, la richiesta di apparecchi con un numero di tracce superiore portò allo sviluppo di prestigiose macchine a 16 e 24 canali che tuttora sono impiegate in alcuni studi di registrazione.
Oltre al settore professionale, iniziò ad espandersi anche il mercato consumer e vennero prodotte svariate macchine di buona qualità. Nel 1955 iniziò la commercializzazione di nastri stereofonici preregistrati, aprendo la strada alla diffusione di massa dell'alta fedeltà.
Alla fine degli anni 50, comparvero sul mercato piccoli registratori per uso strettamente domestico di prezzo più abbordabile.

Nel frattempo in Giappone le industrie stavano nuovamente sviluppandosi dopo il disastro della guerra, e Sony nel 1957 presentò un suo modello di registratore a bobine.


1950: anche in Europa però inizia a muoversi qualcosa. Lo svizzero Willi Studer realizzò il suo primo registratore a nastro. Forse non immaginava cosa sarebbe successo negli anni successivi; sta di fatto che in breve tempo i prodotti Studer (che successivamente fondò anche il marchio Revox suddividendo così la produzione in una linea professionale ed una linea consumer) crebbero di numero e di diffusione, diventando sinonimo di assoluta eccellenza, un riferimento nella storia mondiale dei registratori magnetici.


Aprile 1956: viene presentato al mondo il primo registratore video funzionante. La macchina nasce nei laboratori Ampex dopo circa cinque anni di lavoro di un team di eccezione, del quale faceva parte Ray Dolby, l'inventore del famoso sistema di riduzione del rumore. Il prototipo usava un nastro da due pollici con scansione trasversale, montava centinaia di tubi elettronici e consumava una quantità di corrente enorme, ma il primo passo era stato fatto !
In breve tempo vennero prodotte macchine più compatte (una nella foto insieme all'intero team di sviluppo) e meno critiche da gestire, che vennero acquistate dalle principali emittenti televisive americane.
Il 30 novembre 1956 la CBS trasmise il primo programma registrato della storia: si trattava del "Notiziario di Doug Edwards", registrato a Hollywood e messo in onda da New York.



1960-1970: grazie a numerose aziende piccole e grandi, cominciano ad apparire nelle case dei registratori magnetici relativamente economici e senza pretese di alta fedeltà, ma più che sufficienti per registrare le canzoni dalla radio o le prime parole del bimbo.

In Europa la diffusione di questi apparecchi, i più costosi dei quali permettevano anche registrazioni musicali di buona qualità, avviene ad opera di nomi famosi: Philips e Grundig, ad esempio, ma in Italia anche Lesa, Castelli (alla quale si deve il nome "Magnetofono"), Geloso e numerosi altri marchi più o meno noti.

Anche la qualità dei nastri andava rapidamente migliorando: dai primi nastri magnetici con il supporto in acetato di cellulosa, fragili e sensibili all'umidità, si stava passando alla produzione di nastri con supporto in poliestere molto più resistente e stabile nel tempo. Ciò permise, in unione al miglioramento delle caratteristiche dello strato magnetico, di ridurre lo spessore complessivo del nastro ed ottenere di conseguenza maggiori durate per singola bobina o - in alternativa - un aumento della velocità di scorrimento e quindi della fedeltà di riproduzione a parità di durata del nastro.
 



1964: nascono la cassetta Philips ed il relativo registratore. Il sistema è inizialmente destinato alla riproduzione della voce con qualità modesta, ma ben presto i progressi tecnologici lo innalzeranno agli onori dell'alta fedeltà al punto da spiazzare i registratori a bobina nell'impiego domestico.


Anche i registratori da studio si avvantaggiano dei progressi tecnologici, e si diffonde sempre più l'uso dei multitraccia. Le macchine Studer sono molto stimate in ambito professionale e nascono nuovi modelli, con caratteristiche elettroniche e meccaniche di altissimo livello.

Nel 1967 i Beatles registrano l'album "Sgt.Pepper" con uno Studer J37 negli Abbey Road Studios.



1968: con il marchio REVOX viene immesso sul mercato il modello A77. Si tratta di fatto del primo registratore a bobine interamente transistorizzato classificabile come "alta fedeltà". La risposta in frequenza raggiungeva i fatidici 20.000 Hz considerati il limite superiore dell'udibile, il rumore di fondo era contenuto e la meccanica di ottima qualità, servoassistita e con capstan a trazione diretta controllato elettronicamente. Un passo avanti incredibile rispetto alle tipiche macchine con motore sincrono in CA e trasmissione a cinghia o puleggia. In pratica era una "via di mezzo" tra i registratori domestici e i modelli più evoluti da studio, e venne spesso utilizzato anche per registrazioni professionali per la sua portabilità.

Anche l'industria giapponese, ripresasi dopo il disastro della II guerra mondiale, sta sviluppando registratori a bobina per uso domestico e professionale. Un settore in crescita è quello della registrazione video; svariati nomi propongono videoregistratori più o meno compatibili tra loro che permettevano di riprendere svariate decine di minuti di programma in bianco e nero (con qualche esperimento di colore).

Oltre ai modelli "fissi", nel 1969-70 Akai, Sony e Panasonic realizzarono dei sistemi portatili completamente transistorizzati, che permettevano di effettuare riprese in esterno senza alcun collegamento con la rete elettrica e - cosa molto importante - potevano essere utilizzati da una persona sola.


1970-1980: la tecnologia dei semiconduttori procede a grandi passi, e la registrazione audio ne beneficia in modo sorprendente. I costruttori giapponesi immettono sul mercato decine e decine di nuovi modelli sempre più evoluti, con caratteristiche tecniche impensabili fino a pochi anni addietro. Akai, Teac, Tascam, Sony, Technics sono i nomi di spicco, e i registratori consumer da loro prodotti si diffondono presto in tutto il mondo con gran successo.

Il bellissimo Technics RS1500 viene presentato al grande pubblico nel 1978, ed è ad oggi un riferimento di estetica e di tecnologia per l'eccezionale sistema di controllo elettronico della meccanica e dei motori.



Nel 1973 viene fatta una registrazione di musica sacra con solo due microfoni e un Revox A77. Il disco si intitola "Cantate Domino" ed è  ancora oggi un riferimento audiofilo di prim'ordine. Il genere di musica può non piacere, ma vi garantisco che all'ascolto si rimane semplicemente impressionati perchè sembra veramente di essere in mezzo alla chiesa.

La registrazione è stata pubblicata anche in SACD, trovarlo non è semplice ma se ci riuscite prendetelo ed ascoltatelo, ne vale veramente la pena.


1976: JVC presenta la cassetta VHS, che nel giro di pochi anni conquisterà il mercato della videoregistrazione domestica spazzando via i prodotti concorrenti Betamax (Sony) e Video2000 (Philips-Grundig) arrivando fino quasi ai giorni nostri.


1976: Sony presenta la ELCASET, simile alla classica audiocassetta Philips ma di dimensioni maggiori. Il nastro è da 1/4 di pollice come nei registratori a bobina, e la velocità di scorrimento di 9.5 cm/s. Nonostante l'indubbia qualità, il sistema non ebbe alcun successo commerciale perchè troppo costoso per uso domestico e poco fedele per un uso professionale. Dopo pochi anni le aziende che avevano aderito al progetto lo abbandonarono ufficialmente, e la Elcaset è rimasta solo un simpatico oggetto da collezione.


1978: nasce il Revox B77, probabilmente il maggior successo di casa Studer con oltre 700.000 esemplari prodotti in svariate versioni e personalizzazione. Questo apparecchio è diventato il registratore a bobine per antonomasia: non è raro sentir chiamare "il Revox" un qualsiasi registratore.

1979: Sony inventa il Walkman, piccolo riproduttore stereo di cassette di elevata qualità. L'oggetto sarà un successo mondiale negli anni successivi, e tutte le aziende più note costruiranno apparecchi analoghi.
Di fatto fino alla comparsa dei lettori digitali è stato l'unico modo per portarsi appresso musica in spazi ridotti.


1980: prosegue l'ascesa dei registratori a cassette in ambito domestico, contemporaneamente abbiamo il "canto del cigno" dei registratori a bobina che ormai sono ritenuti troppo costosi ed ingombranti per l'uso domestico. Alla maggior parte degli utenti la qualità delle cassette, elevatasi notevolmente con l'introduzione dei nastri metal, è più che sufficiente; solo pochi ormai decidono di acquistare uno dei super tecnologici apparecchi ancora presenti sul mercato.

Akai immette sul mercato una serie di modelli autoreverse molto belli ed interessanti, ad un prezzo tutto sommato accettabile: in Italia venivano venduti a cifre che andavano da 1 milione di lire per il modello base GX635 fino a circa 2 milioni per il top di gamma GX747 dotato di contatore digitale e riduttore di rumore DBX incorporato.


Nel settore professionale invece la registrazione analogica su bobina è più viva che mai, anche se stanno cominciando ad apparire i primi sistemi digitali.
Studer, Telefunken, Ampex, Otari, Sony producono macchine imponenti, a due o più tracce, che non hanno rivali nella registrazione dal vivo e nella produzione dei master.



1983: nasce il CD. Anche se al momento nessuno lo ritiene possibile, è l'inizio della fine della registrazione analogica di largo consumo. Ci vorranno ancora molti anni prima che la musica diventi del tutto digitale, ma ormai la strada è aperta.



1986: registratori a cassette gestiti da microcomputer ed in grado di calibrarsi da soli per ottenere il massimo possibile da ogni tipo di nastro mettono sempre più in ombra i registratori a bobina domestici, spesso raggiungendo prestazioni soniche paragonabili.

1987: Sony commercializza il DAT, che nelle intenzioni doveva stare al CD come la cassetta stava al disco in vinile. Qualità digitale elevata, superiore al CD, piccole dimensioni, praticità dovevano essere il punto di forza di queste macchine che però non ebbero un grande successo presso il grande pubblico.
In compenso vennero adottati in ambito broadcast e professionale, ad oggi ancora sono usati in molti studi di registrazione e da privati che ne hanno riscoperto le qualità.



1992: un altro colossale buco nell'acqua alla pari dell'Elcaset. Philips lancia sul mercato una cassetta simile a quella standard, ma con registrazione digitale in formato PCM non lineare. Un punto di forza pubblicizzato doveva essere la retrocompatibilità: le macchine DCC erano in grado di leggere le vecchie cassette analogiche grazie ad una testina ausiliaria.
Per quanto tecnologicamente avanzato, il sistema non era abbastanza performante da interessare il settore professionale mentre per quello domestico risultava poco attraente in quanto la qualità delle cassette analogiche era più che soddisfacente e nessuno vedeva il bisogno di cambiare i propri apparecchi.


La produzione dei dischi viene ormai fatta quasi esclusivamente con registratori digitali. Anche Studer si adegua con il modello D820X, che ho avuto la rara occasione di vedere in funzione. Veramente incredibile, come incredibile è la complessità dell'elettronica sottostante al deck.


2000: Teac cessa definitivamente la produzione dell'ultimo registratore a bobine consumer rimasto in catalogo, il modello X2000R fino a quel momento disponibile su richiesta.

Alla fine dello stesso anno viene chiusa anche la produzione di uno dei migliori nastri per impiego non professionale: il Maxell UD.

Anche le cassette sono sempre meno utilizzate, e i negozi non offrono più la varietà di nastri che si poteva trovare fino a 3-4 anni prima.
XXI secolo: si diffondono ovunque i lettori di musica digitale e il formato MP3 la fa da padrone assoluto nella musica di consumo. La praticità e le piccole dimensioni vengono preferite ad una buona qualità di riproduzione, e l'hi-fi cessa definitivamente di essere un fenomeno di massa come era stata negli anni 80 per diventare appannaggio di pochi appassionati, talvolta anche un po'... strani !

Scoccia dirlo, ma secondo me la storia della vera alta fedeltà è finita.

 

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