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AKAI

Akai è stato uno dei costruttori giapponesi di registratori, a bobina ed a cassette, più famosi in assoluto. La pubblicità dei primi anni 80 recitava, in modo decisamente... presuntuosetto, "Akai: il dio dell'hi-fi", ed in effetti avere nel proprio impianto un registratore Akai era sicuramente un indicatore di "audiofilo all'avanguardia".

Akai inventò un particolare tipo di testina costituito da nuclei in monocristallo di ferrite inframmezzati da separatori in vetro. Questi materiali sono durissimi ed estermamente resistenti all'usura; di conseguenza le testine Akai hanno una durata enorme, almeno 4 volte superiore alla vita utile delle comuni testine in varie leghe ferromagnetiche che venivano usate da altri costruttori.

Le testine Akai, denominate GX (Glass and Xtal), hanno dimensioni particolarmente ridotte e traferri molto sottili, grazie alle lavorazioni di alta precisione. Questo permette di raggiungere un'estensione in frequenza eccezionalmente ampia, dell'ordine dei 30KHz alla velocità di 19 cm/s: dati di targa che altri RtR presentano solamente a velocità doppia.

Testina GX Akai

Una testina Akai GX: notare le parti in vetro

Questa incredibile risposta in frequenza però si paga pesantemente: la densità di flusso magnetico gestibile dalle teste GX è decisamente inferiore rispetto alle teste standard; come conseguenze immediate si hanno minore capacità di magnetizzazione del nastro e maggiore distorsione. Di fatto un Akai GX distorce in modo pesantemente udibile alle bassissime frequenze già con i vu-meter a +3dB, quindi in registrazione occorre dosare i livelli con molta cura.

VU-meter di un Akai GX747

Gli eccellenti vu-meter a LED del GX747

Detto questo, gli Akai (soprattutto quelli dell'ultima serie prodotta) sono macchine molto affidabili e robuste, grazie ad una sostanziale semplicità costruttiva. La manutenzione non è agevole come su altri apparecchi, tuttavia si riesce a metterci le mani abbastanza bene. La grande varietà di apparecchi commercializzati nel corso degli anni rende facile trovarne uno a buon prezzo, ed anche reperire parti di ricambio visto che molti modelli condividono svariate parti meccaniche ed elettroniche.

Se usati correttamente suonano piuttosto bene, leggermente aperti in gamma alta rispetto agli apparecchi di scuola europea. La grande estensione naturale della risposta permette di usarli con ottimi risultati anche a 9.5 cm/s, raddoppiando la durata dei nastri. L'uso in coppia con un riduttore di rumore (eccellente il dbx di tipo I)  porta ad avere prestazioni complessive di assoluta eccellenza: la registrazione da CD con l'ausilio del compander risulta virtualmente indistinguibile dall'originale e assolutamente priva di soffio.

Compander DBX

Riduttore di rumore dbx-I Tascam esterno

Akai è stato anche uno tra i pochi costruttori che ha messo in catalogo numerosi modelli dotati di autoreverse, forse quello che ne ha realizzati più in assoluto. Nonostante questo tipo di macchina sia decisamente complesso da realizzare e soprattutto da far funzionare in modo stabile, la semplicità della meccanica con un unico capstan centrale e le teste disposte in modo simmetrico ai lati permettono di ottenere degli ottimi risultati stabili nel tempo. Se si cerca un registratore dotato di questa particolare funzione, non c'è dubbio che un Akai sia una scelta quasi obbligata.

Esteticamente si va dallo stile "vintage" puro per gli apparecchi degli anni 70, al "robot giapponese" per l'ultima serie, che comprende modelli veramente imponenti e di grande effetto come il top di gamma GX747, realizzato - unico nell'intera produzione Akai - anche in versione con dbx integrato.

Mazinga

Un famoso robot dei cartoni animati giapponesi. Forse chi ha disegnato i pannelli frontali degli utlimi registratori Akai aveva in mente proprio questo...

Come già accennato, Akai ha prodotto a partire dagli anni 60 una notevole quantità di modelli, anche se non è ben chiaro il motivo dato che molti apparecchi apparentemente diversi in realtà differivano solo per caratteristiche marginali o per l'estetica. Di seguito alcuni apparecchi particolarmente rappresentativi.

 

GX260D  
Akai GX260D  Eccolo qua: forse non dovrebbe stare in questa sezione ma nella collezione, eppure questo è il mio vero "NASTRONE": l'unico bobine presente nella scalcinata radio privata in cui ho lavorato a metà anni 80, che ho curato e coccolato per farlo funzionare fino all'ultimo giorno.
Modello del 1974, tre motori con trazione capstan a cinghia, 6 testine GX per un autoreverse completo rec&play, pesantissimo e robusto. Le prestazioni erano superiori alla media dei bobine da 18 cm dello stesso periodo, e tutto sommato ascoltato ancora oggi fa la sua porcaccia figura. Anzi, se non fosse per il soffio di fondo decisamente udibile, suonerebbe anche bene. Bellissimo con le fiancate in legno e i grandi vu-meter che esistevano anche con sfondo azzurro, fa un bell'effetto di arredamento vintage.
 Questo me lo terrò per sempre, perchè... perchè... perchè il primo amore non si scorda mai ? ! ???
 
GX266  
Akai GX266 Un eccellente autoreverse con bobine da 18 che nel decennio successivo prende il posto del GX260. Si tratta sostanzialmente della versione ridotta dei modelli maggiori, con tre motori a trazione diretta, capstan servocontrollato e comandi gestiti da una logica a circuiti integrati. Anche l'elettronica è stata completamente rivista, la sezione audio offre prestazioni migliori ed un rapporto s/n molto più alto. Fa parte delle ultime serie prodotte, ed ha prestazioni davvero eccellenti per un consumer, ottimo per la lettura dei nastri commerciali.
 
GX630  
Qui abbiamo uno dei modelli di transizione dalla serie "primi anni 70" verso quella più evoluta che vedrà le migliori macchine costruite da Akai. Il GX630 è un bobine monodirezionale, con tre motori e tre testine GX, che contrariamente ai modelli precedenti dotati di motore sincrono in c.a. e trazione a cinghia, usa un motore asincrono servocontrollato a trazione diretta. I vantaggi sono evidenti: la manutenzione è praticamente ridotta a zero, wow e flutter si riducono sostanzialmente, è possibile regolare la velocità di scorrimento in modo preciso ed indipendente dalla frequenza di rete.
Anche le prestazioni audio migliorano drasticamente: risposta in frequenza estesa fino a 30KHz nominali, miglior rapporto s/n.
 
GX625  
Versione più moderna del precedente GX630, è migliorato sia dal punto di vista delle prestazioni sonore che sotto l'aspetto della meccanica e relativa logica di controllo. La presenza di un contatore digitale dotato di un preciso zero locator è un'ulteriore interessante carattersitica non facile da trovare nei registratori consumer Molto bella la tastiera illuminata con i tasti di diversi colori.
Una macchina decisamente interessante per chi cerca un bobine da 27cm con buone prestazioni ma senza spendere una fortuna.
 
GX635, GX636, GX646  
GX635, 636, 646: tre ottime macchine full autoreverse dell'ultima generazione, prodotte a partire dal 1980 e rimaste in catalogo fino al 1984, anno in cui Akai cessò ufficialmente la costruzione di registratori a bobina. I tre apparecchi condividono la meccanica e l'impostazione generale dell'elettronica, differendo solo per alcuni particolari.
Oggetti molto robusti ed affidabili, hanno il tipico suono "brillante" degli Akai, con risposta in frequenza estesissima in alto e gamma bassa di facile saturazione, a causa delle testine GX. In compenso la vita delle testine è incredibilmente lunga; il costruttore dichiarava circa 10.000 ore di lavoro che è veramente un'enormità. Belli da vedere e bisognosi di poca manutenzione; basta tenerli puliti e lubrificati e durano una vita. Ottima la struttura del sistema di autoreverse, con 6 testine disposte simmetricamente al capstan centrale. Componentistica elettronica ancora facilmente reperibile in caso di bisogno, la sezione audio è interamente a transistor e discreti e solo la logica di controllo monta qualche circuito integrato. L'inversione di marcia viene fatta semplicemente invertendo il senso di rotazione del motore e scambiando con un relà i due gruppi di teste. La stabilità delle tarature del percorso del nastro e dell'allineamento è notevole, e fa di questi registratori gli autoreverse più affidabili e con le prestazioni più costanti nel tempo. Come per tutti i 4 tracce, le migliori prestazioni si ottengono in aggiunta ad un riduttore di rumore esterno che permette di ottenere risultati veramente eccellenti.
Data la grande diffusione che hanno avuto, non è difficile trovarne qualcuno in vendita a prezzi tutto sommato ancora ragionevoli; talvolta capitano anche macchine in cattive condizioni (ex radio privata, ad esempio) che possono essere acquistate per pochi spiccioli e usate come fonti di pezzi di ricambio.
 
GX747-747dbx  
Questo è un "ragazzo di lusso": deriva direttamente dal fratello minore GX646, ma è arricchito da una serie di accessori e funzionalità che ne fanno a buon diritto il più bel registratore a bobine di Akai. Dotato di contatore digitale con un preciso locator e persino la funzione di conteggio all'indietro, braccetti tendi-nastro motorizzati, vu-meter a LED con 16 segmenti di grande effetto, compatibilità con i nastri EE (se uno riesce a trovarli...), è estremamente versatile e fa una bellissima figura. Valgono tutte le considerazioni fatte per i modelli 636 e 646 per quanto riguarda la costruzione e il funzionamento; esiste anche una versione dotata di dbx tipo I (quello professionale) integrato e vu-meter analogici.
Modello piuttosto raro a causa dell'elevato prezzo di vendita dell'epoca, è molto ricercato e il prezzo tende a lievitare talvolta verso valori troppo elevati; si tratta però di un apparecchio esclusivo e veramente di grande effetto, oltre che molto valido dal punto di vista sonico specialmente nella versione "compandizzata".