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In principio era la radio...

E' stata tutta colpa di un'enciclopedia e di un vecchio libro trovato in giro per casa. Era passata da poco la metà degli anni 70, e sfogliando un volume di un'enciclopedia (già, allora le enciclopedie erano fatte di carta, volumi grossi e pesanti, e Wikipedia non c'era nemmeno nelle più fervide fantasie) mi immersi nella spiegazione del funzionamento della radio. Poi rovistando in giro tra i vecchi libri di casa trovai una copia di un vecchissimo libro ingiallito, dove si descrivevano cose meravigliose e si insegnava come farsele da soli.

Dopo aver letto ben bene il sacro testo, mi rivolsi al più economico fornitore della zona: il ferrivecchi che faceva orrida mostra delle sue merci a cielo aperto proprio a poche centinaia di metri da casa mia. Ogni tanto ci facevo una "puntatina" a cercare qualche cosa strana ed a giocare con il cane da guardia (che poi faceva la guardia per modo di dire: era un femmina meticcia di media taglia, tranquilla e amichevole, che ogni tanto metteva al mondo una mezza dozzina di cuccioli saltellanti... non avrebbe fatto paura a una mosca); quella volta tornai a casa con residuati di ricevitori radio arrugginiti e altro materiale, mille lire bastarono...

Costruii così il mio primo ricevitore radio funzionante, ovviamente a valvole e rigorosamente su telaio di legno compensato. Ricordo ancora la meraviglia quando dall'altoparlante cominciarono ad uscire fischi e miagolii, che girando le manopole si trasformavano in voci e musica. Onde medie, onde corte, prove, controprove, modifiche, nuove costruzioni... poi il tempo passò, l'interesse si spostò altrove, e le radio finirono in un armadietto ad aspettare.

Ad aspettare cosa ?

Ad aspettare che un giorno lo aprissi, naturalmente !

Ed ecco qua tre "miracoli" (nel senso che visti con gli occhi di ora era un vero miracolo che funzionassero) usciti fuori la scorsa settimana dall'antico armadietto, insieme a tante altre cose che non posso mostrare altrimenti serve un nuovo sito:

Questo è proprio LUI: il mio primo ricevitore valvolare in reazione, con una 6SN7GT (doppio triodo) ed una 6V6GT (tetrodo di potenza audio), bobine intercambiabili montate su zoccoli di vecchie valvole octal fuori uso e scritte sul pannello frontale tassativamente fatte a mano. Alimentazione a 220V con trasformatore e raddrizzatore al selenio, fissato con due viti sotto al telaio.

Questo invece era un "portatile": le tre valvolette sono del tipo per ricevitori a batteria, alimentate a 1.5V di filamento e 60-70V di anodica. La potenza in altoparlante naturalmente era quella che era, poche centinaia di mW, ma l'apparecchietto funzionava e pure benino, per quello che mi ricordo. Per ragioni di spazio, il condensatore variabile di reazione è stato recuperato da una radio a transistor; un variabile ad aria sarebbe sicuramente andato meglio. Alimentazione a batterie esterne, usavo una pila a torcia per i filamenti e una dozzina di batterie piatte da 4.5V per l'anodica.

E' saltato fuori anche un set completo di bobine (notare il cerotto che le tiene insieme...) che innestate in questi apparecchi permettevano la ricezione di varie gamme, dalle onde lunghe fino alle onde corte.

Un oggetto è davvero simpatico: cassettina di compensato verniciato di rosso, le dimensioni le potete intuire dalle boccole e dalle manopole. All'interno c'è questo:

L'apparecchietto è monogamma, solo onde medie con ricezione in cuffia, ed è realizzato veramente con pochissimi componenti: due condensatori ed una resistenza, oltre alla piccolissima valvola che si vede sulla sinistra protetta da un pezzetto di spugna. Quel tipo di valvole veniva usato negli anni 40-50 per gli apparecchi acustici e per applicazioni in cui le piccole dimensioni erano essenziali, sono prive di zoccolo e dalla base del bulbo escono direttamente dei lunghi fili che poi venivano saldati, come si sarebbe fatto in seguito per i semiconduttori. Usava - oltre ad una pila stilo - una batteria che esternamente aveva le stesse dimensioni dell'altra (size AA) ma forniva una tensione di 22.5V, più che sufficiente per far lavorare la valvoletta.

Sorpresa finale: dopo tanto tempo, ho voluto provare se per caso questi oggetti erano ancora in grado di "dire la loro". Ho cambiato un paio di condensatori passati a miglior vita sul primo apparecchio, ho steso una decina di metri di filo in giardino a far da antenna, ed ho acceso il primo apparecchio, quello alimentato a rete.

Di giorno... niente, restava desolatamente muto o al massimo emetteva scariche e ronzii. Ma appena è giunta la sera, con la bobina delle onde medie inserita, sono spuntate fuori decine di stazioni italiane e straniere (soprattutto), abbastanza intelligibili nonostante la quantità enorme di interferenze causate da... da cose che quando li ho costruiti non esistevano: cellulari, router, computer e chissà cosa altro.

E mi sono cimentato di nuovo nella regolazione combinata dell'accoppiamento di antenna e della reazione, per aumentare la sensibilità del ricevitore senza trasformarlo in un ululante oscillatore. Ci passavo le notti con la cuffia in testa, ci passavo... avevo 13 anni... amarcord... (sob !)

 

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