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SONY EL-7 Elcaset: fuori dal tempo.

Per capire il sistema Elcaset occorre fare mente locale sul panorama dei sistemi di registrazione a disposizione di un audiofilo tipico a metà degli anni 70.  Chi voleva registrare un disco con una buona qualità, che non gli facesse rimpiangere il mancato acquisto del vinile originale, aveva una sola possibilità: acquistare un costoso registratore a bobine, di qualsiasi marca. Esistevano già i primi deck a cassetta stereofonici (non dimentichiamo che la cassetta era ancora molto giovane: Philips l'aveva introdotta sul mercato appena una decina di anni prima) ma la loro qualità era decisamente scarsa: risposta in frequenza limitata poco oltre i 10KHz e rumore di fondo consistente, solo in parte mitigato dai primi rozzi sistemi di riduzione del rumore simmetrici o asimmetrici, non le rendevano di certo strumenti adatti ad una registrazione di qualità. Solo pochissime macchine erano in grado di offrire una riproduzione se non eccelsa quanto meno accettabile, ma con costi elevati fuori dalla portata dell'utente medio che a quel punto avrebbe preferito usare un bobine di livello medio, sicuramente più efficace.

In questo panorama non molto esaltante, nel 1976 Sony decise di presentare un nuovo sistema di registrazione che nelle intenzioni doveva unire le prestazioni dei registratori a bobine con la praticità dei registratori a cassetta: una cassetta di dimensioni maggiori, contenente un nastro identico a quello impiegato nelle bobine che scorreva ad una velocità di 9.5 cm/s. In sostanza un registratore a bobine compatto con le bobine racchiuse all'interno di una cassetta gigante: l'uovo di Colombo !

Il nome Elcaset che venne assegnato a questo nuovo sistema era semplicemente la traslitterazione della pronuncia di L-Cassette, ovvero Large Cassette: Cassetta Grande.

L'idea era buona, ma gli ingegneri della Sony non avevano fatto i conti con l'evoluzione galoppante delle cassette "piccole". Proprio in quegli anni infatti stava avvenendo il maggior "salto di qualità" nella tecnologia delle apparecchiature hi-fi ed in particolare della registrazione su nastro: le aziende ricercavano nuovi materiali per i nuclei delle testine magnetiche e aumentavano la precisione della loro costruzione, in parallelo si sviluppavano nuovi tipi di nastro pensati per ottenere le massime prestazioni anche a velocità ridotta (composti a base di cobalto come i vari TDK e Maxell, doppio strato Fe-Cr, e poco tempo dopo anche Metal) e si evolvevano le elettroniche sia per quanto riguarda la parte audio (riduttori di rumore più efficaci, estensione della risposta in frequenza) che per la parte di gestione del deck con la comparsa dei primi microprocessori.

In breve tempo la Elcaset, dopo un iniziale successo dovuto più che altro all'entusiasmo per la novità ed alle campagne pubblicitarie, vide ridursi sempre più le vendite, fino a che nel 1982 i pochi costruttori optarono per l'abbandono definitivo della produzione inserendo di fatto la Grande Cassetta nel lungo elenco dei sistemi audio e video "meteore", ovvero caduti in rapida obsolescenza e privi di successo presso il pubblico.

Quella che è appena entrata nella mia collezione (siamo in febbraio 2013) è uno dei modelli di punta Sony: la EL7. Tre testine, trazione a doppio capstan closed loop con motore in CC servocontrollato da PLL e sensore tachimetrico, due motori separati a trazione diretta per le bobine, compatibilità con nastri standard, cromo e ferro-cromo, dolby B e filtro MPX per la registrazione dalla radio FM stereo. Completa la dotazione un generatore di toni di calibrazione per tarare il livello di registrazione con il Dolby inserito in modo da ottimizzarne il funzionamento.

Aperta, mostra eccellenti condizioni: pochissima polvere, componentistica in ordine, meccanica pulita e funzionante fin dal primo colpo nonostante sia stata ferma per anni ed anni.

Interno Sony EL-7



Meccanica con vista dei motori e del doppio volano

La costruzione è decisamente robusta, la macchina pesa circa 13Kg ed è realizzata interamente in metallo, compreso il coperchio superiore. All'interno si trova una grande quantità di elettronica, anche a causa della configurazione a 3 testine che obbliga ad avere un doppio circuito Dolby ed amplificatori di registrazione e riproduzione separati per poter effettuare il monitor della registrazione in corso. Il cablaggio è abbastanza disordinato con mazzi di fili per ogni dove, come accade quasi sempre nei deck di produzione giapponese, sia a cassetta grande che piccola, tuttavia le grosse dimensioni rendono abbastanza agevole "muoversi" all'interno del case per raggiungere le varie schede e i punti di taratura.

EL-7 aperta, pannello frontale rimosso.

L'intero gruppo della meccanica estratto dal telaio per pulizia e manutenzione. Notare i tre motori, quello del capstan è servocontrollato con generatore tachimetrico per mantenere stabile e precisa la velocità di scorrimento del nastro.

Tre testine in ferrite dalla vita molto lunga, doppio capstan per un preciso trascinamento del nastro.

Dopo un ritocco alle tarature ed una pulizia di teste e pinch roller, possiamo finalmente provare come funziona. Messa "al banco", la Sony EL7 ha mostrato una risposta in frequenza veramente da primato: al livello di registrazione di -10dB VU, ha raggiunto la bellezza di 23KHz a -3dB con un nastro al ferro standard (tipo 1), mentre con una cassetta al ferrocromo NOS è arrivata a ben 27KHz. 

Collegata ad un impianto, le impressioni avute al banco sono confermate: va decisamente bene, con bassissimo rumore di fondo anche senza utilizzare il Dolby, ed un suono chiaro ed aperto anche registrando da CD. La gamma bassa c'è ed è ben presente, anche se registrando ad alti livelli (profonda zona rossa dei vu-meter, ampi e bene illuminati) si avverte un po' di distorsione. Inserendo il Dolby il soffio di fondo scompare e la risposta in frequenza rimane sostanzialmente inalterata, soprattutto se viene fatta la regolazione fine dei livelli tramite i due trimmer accessibili dal pannello frontale e l'apposito generatore di test incorporato. Tutto questo con distorsione non udibile nemmeno operando in piena "zona rossa".

 In effetti le prestazioni che promettevano le pubblicità ci sono tutte: la Elcaset suona meglio di una cassetta piccola, anche se la si mette a confronto con macchine di generazioni successive dotate di Dolby C, HX e nastro metal. Il segreto è ovviamente nella maggiore velocità di scorrimento del nastro e nella doppia larghezza della traccia, che la rendono sostanzialmente pari ad un registratore a bobine di buona qualità operante alla velocità di 19 cm/s.

 Un vero peccato che il sistema non abbia avuto successo... anche se del tutto comprensibile.

Un'ultima curiosità: a differenza delle cassette normali, che di solito si inseriscono nel registratore con il nastro rivolto verso il basso, le Elcaset sono messe al contrario, con il nastro rivolto in alto. Il meccanismo di caricamento estrae il nastro dalla cassetta e lo porta in contatto con le testine che sono fisse e non mobili come impone il sistema piccolo; questo assicura precisione dell'allineamento, indipendenza dalla precisione del guscio della cassetta, ed una conseguente costanza di prestazioni nel tempo.

Vano cassetta: notare come capstan, pinch roller e testine siano in alto.

Per concludere: avete notato la cassetta Maxell UD della foto ? Ebbene, quella cassetta è un FAKE, non è mai esistita nella realtà ed è stata "costruita" da me utilizzando la meccanica di una cassetta con il nastro rovinato. Ho buttato il nastro spiegazzato, poi ho riempito i rocchetti con del nastro Maxell UD 25-120 dello stesso spessore di quello originale (25 micron = 30 + 30 minuti, 18 micron = 45 + 45 minuti) e rimontato tutto. Con un programma di grafica ho realizzato l'etichetta stampata su un foglio adesivo, ed infine... il risultato è quello che avete visto nella foto: se uno non sa che quelle cassette non sono mai state prodotte, non ha motivo di non crederci !

 

Altri costruttori seguirono Sony nell'avventura Elcaset: questa è la creatura di Technics, modello RS7500US. L'estetica riprende quella dei registratori a bobina serie RS1500 e similari, le prestazioni per quanto buone non sono all'altezza della Sony EL7. Unico motore, trazione a cinghia con svariati idlers, meccanica non servoassistita e piuttosto dura nella manovra, nessun sistema di riduzione del rumore.

 

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