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AKAI VT110 - VC110 video portapack (1970)

Da tempo giaceva in sofffitta un videoregistratore portatile Akai VT110 completo della telecamera originale VC110. Il suo gemello in collezione ha diversi problemi di ordine meccanico, difficilmente risolvibili se non mettendo a serio rischio l'incolumità delle testine video, e così mi sono deciso a mettere mano al nuovo esemplare.

La serie di videoregistratori Akai VT fu costituita da tre modelli in bianco e nero: VT100 e VT110, quasi identici a parte alcuni particolari costruttivi e qualche funzione aggiuntiva nel secondo tipo, e VT120 con elettronica aggiornata rispetto alle versioni precedenti e una maggiore qualità video. A questi modelli, costruiti tra il 1970 e il 1973, si aggiunse poi il VT150 a colori. 

Si trattò sostanzialmente del primo videoregistratore portatile pensato per uso amatoriale, per fare i classici "filmini di famiglia" o delle vacanze ad un costo contenuto rispetto a quanto poteva trovarsi in commercio fino ad allora. Utilizzava un nastro speciale da 1/4 di pollice, simile a quello per uso audio (ma da non sostituire assolutamente con un nastro audio che distruggerebbe le testine video in pochi minuti), permetteva di registrare su una bobina da 13 cm circa 25 minuti di immagini monocromatiche con risoluzione approssimativa di 200 linee, e pesava circa 12Kg completo di batterie. Un monitor da 3 pollici CRT da installare di fianco al corpo del videorecorder permetteva di visionare le registrazioni appena fatte; una telecamera a tubo Vidicon da 3/4 di pollice dotata di mirino ottico reflex completava il tutto.

 Rapportato a quanto era disponibile sul mercato all'epoca, il VT110 fu un prodotto veramente innovativo e unico nel suo genere, ed ebbe un discreto successo sia in Giappone che in Europa, dove ne vennero venduti molti esemplari. A metà degli anni 70 il sistema Akai VT andò completamente in disuso, sostituito dai primi sistemi a cassetta che offrivano migliore qualità delle immagini a colori, maggiore praticità d'uso, autonomia superiore di nastro e batteria, e anche un minor costo. Oggi i vari VT sono ancora reperibili nel mercato dell'usato, ma in genere sono tutti fuori uso a causa del degrado delle parti in gomma della meccanica e dei guasti ai numerosi moduli ibridi che compongono l'elettronica.

Interno del VT110 sotto il carter superiore, già parzialmente ripristinato. La scheda che circonda il piatto portabobina sinistro elabora il segnale video, quella accanto al portabobina destro è la sezione audio.

Particolare della meccanica dopo il ripristino di cinghie e pulegge rovinate. Si vede una parte del tamburo testine.

Meccanica vista da sotto. Si vedono le schede di controllo dei motori e del generatore di sincronismo, i motori e il vano porta batteria.

Particolare del tamburo testine. All'epoca non si utilizzava un trasformatore rotante come nei moderni VHS; il collegamento delle testine all'elettronica era fatto con dei contatti striscianti concentrici.

Assemblando opportunamente idler e cinghie di ricambio per VHS, ancora reperibili con un po' di impegno nei negozi di ricambistica elettronica, riesco a rimettere in funzione la meccanica e posso iniziare le prime prove.

Il VT110 richiede alimentazione a 12V con corrente di circa 1.2A, collegato ad un alimentatore da banco e acceso, i motori iniziano a girare. Carico un nastro e provo le funzioni di base della meccanica che va regolarmente sia in play che in avvolgimento veloce in entrambe le direzioni, segno che la ricostruzione delle pulegge ha avuto successo.

Arriva il momento di fare una prima prova di riproduzione con un nastro già registrato.  Il monitor che era insieme al registratore non si accende, collego allora quello che di solito utilizzo con il VT700, carico il nastro, premo play... e - miracolo - appaiono delle immagini abbastanza nitide sul piccolo schermo accompagnate da un audio di buona potenza. Molto bene, questo significa che le testine video (praticamente introvabili) sono intatte e che l'elettronica di controllo dei motori e del tracking è funzionante.

Passo ad esaminare il monitor. Aprirlo è abbastanza semplice, ed ecco come si presenta l'interno:

La schedina con lo scatolotto metallico che si vede subito sotto al dissipatore rimosso, è il circuito di alimentazione. Provvede a stabilizzare il 9V che alimenta i circuiti di deflessione e video, e a generare tramite un apposito trasformatore tutte le tensioni necessarie al funzionamento del piccolo tubo catodico. Il guasto sembra essere proprio nel trasformatore, fortunatamente tra i rottami trovati nel corso degli anni c'è un secondo monitor rotto ma con la schedina in questione ancora funzionante. E' d'obbligo un trapianto, che rimette in funzione perfettamente il monitor.

Un cavetto con un connettore recuperato da altre parti di videoregistrtori Akai VT guasti permette di testare il monitor con una qualsiasi sorgente video e audio, nella fattispecie un lettore di DVD. Il risultato non è male, l'immagine è stabile, luminosa e ben definita, segno che il CRT è in buone condizioni.

A questo punto occorre testare il videoregistratore anche in registrazione. Non sapendo se la telecamera sia funzionante o meno, utilizzo per le prime prove un'altra telecamera sicuramente efficiente. Purtroppo una volta collegata e acceso il tutto arriva la brutta sorpresa: il monitor non visualizza alcuna immagine, segno che qualcosa nell'elettronica di registrazione non funziona.

Il segnale video che arriva dal connettore di ingresso entra in uno strano "scatolotto" che è in realtà un antenato dei circuiti integrati. Si tratta di un modulo ibrido, ovvero un insieme di componenti in parte tradizionali e in parte creati su un substrato ceramico, incapsulati dentro un piccolo contenitore di resina. Di questi scatolotti dentro il VT110 ce ne sono diversi, e hanno varie funzioni: amplificazione, limitazione di livello, flip-flop per il circuito di sincronismo, e via dicendo. E' purtroppo immediato constatare che il segnale video presente all'ingresso del primo modulo di preamplificazione non è presente in uscita, segno che il componente è fuori uso. Impossibile, ovviamente, trovarne uno nuovo.

Fortuna vuole che nello schema elettrico sia indicata anche la struttura interna di tutti i vari moduli:

Quello incriminato (scoprirò in seguito che i moduli guasti sono due, identici)  è molto semplice: una manciata di resistenze, due transistor al silicio, un paio di condensatori elettrolitici. Ricostruirli su un pezzetto di millefori con componenti tradizionali non è difficile, e con un po' di attenzione si possono rimettere sullo stampato esattamente al posto di quelli originali.

Con l'occasione cambio anche qualche elettrolitico nel percorso del segnale video. Terminato il riassemblaggio, finalmente il VTR mostra a pieno tutte le sue decennali capacità: registra dalla telecamera, riproduce sul suo piccolo monitor, avvolge il nastro avanti e indietro veloce senza difficoltà.

Per concludere l'opera, rimane da "curare" la telecamera.

La VC110 è una telecamera monocromatica con tubo vidicon da 3/4 di pollice. Per funzionare richiede segnali di sincronismo e di video blanking esterni, generati da un'apposita circuiteria interna al videorecorder. E' dotata di ottica zoom, diaframma con due diverse aperture per riprese in interno ed esterno, mirino reflex ottico. A causa della sensibilità non elevatissima, permetteva buone registrazioni solo in presenza di una buona luce ambiente: per capirci, una ripresa fatta in casa con la normale luce artificale non sarebbe venuta molto bene. Non avendo il viewfinder elettronico, che venne inserito solo sui modelli successivi, non permetteva la visione delle immagini registrate; tale funzione era affidata quindi al monitor agganciato a lato del VTR.

Di telecamere ce ne sono due, una in pessime condizioni estetiche e l'altra abbastanza ben messa. Provo a collegarle al VTR: quella più malconcia visualizza delle immagini sfocate e prive di sincronismi, l'altra invece è del tutto buia. Cacciavite e via, aprire !

La scheda smontata è il circuito di deflessione e generazione sincronismi; nella scatoletta schermata più grande si trova il preamplificatore video che raccoglie e tratta il segnale generato dal tubo da ripresa, mentre l'altra scatoletta contiene l'inverter che genera le varie tensioni di alimentazioni necessarie. Dentro la schermatura cilindrica si trova il tubo Vidicon con le sue bobine di deflessione.

Il Vidicon della telecamera esteticamente migliore è fuori uso: la macchia nera che indica la presenza del vuoto all'interno è diventata di colore bianco opaco, segno che ci sono state delle infiltrazioni d'aria, probabilmente dai piedini dato che non sembra ci siano rotture. Assolutamente irrecuperabile.

L'altra invece ha un guasto nella scheda della deflessione (un altro dei soliti moduli ibridi !) e tutta la parte frontale, compreso l'ottica, ossidata e graffiata. Esteticamente inguardabile.

Tutto sommato, però, il problema non è impossibile da risolvere: tra tutti i vari pezzi disponibili, c'è materiale a sufficienza per assemblare una telecamera completa. Occorre solo fare un po' di "trapianti": da quella ossidata si prelevano tubo Vidicon, amplificatore video e circuito di alimentazione e si montano sull'altra che fornisce telaio e scheda di deflessione. Semplice ? In teoria sì, in pratica i cablaggi interni sono arruffati e stretti in poco spazio, e questo rende il lavoro abbastanza complicato. Ci vuole solo un po' di pazienza...

 

L'amplificatore video richiede qualche cura in più: monta infatti alcuni transistor 2SC458, ben noti per guastarsi da soli col tempo e generare un forte rumore di fondo. Si possono sostituire con dei comuni transistor al silicio BC550 o similari, e già che ci siamo di sicuro non farà male cambiare anche i condensatori elettrolitici presenti sulla schedina.

Lavoro in corso: sostituzione del modulo di alimentazione al quale è collegato lo zoccolo del tubo da ripresa. l'intero complesso Vidicon-bobine di deflessione è fissato al gruppo ottico tramite 4 viti, la sua sostituzione richiederà poi una nuova regolazione dell'ottica per adattarla alla posizione effettiva del sensore.

Con la sistemazione della telecamera, il sistema Akai VT è completo e funzionante: abbiamo il VTR, il monitor, un alimentatore originale, una cospicua quantità di nastri, una telecamera, il modulatore video che montato al posto del monitor permetteva la riproduzione diretta su un televisore tramite il collegamento di antenna, e persino un TV tuner per la registrazione diretta dei programmi televisivi.



Sistema Akai VT110 completo: videorecorder chiuso, telecamera, monitor


Videoregistratore con monitor inseriti nella custodia originale per il trasporto a tracolla (la cinghia non è montata) 
   


Particolare del videoregistratore aperto, le bobine si trovano su piani sfalsati. Un particolare che contraddistingue gli Akai VT è che la bobina che fornisce il nastro è posizionata sotto a quella di raccolta; questo significa che per montare una bobina sul registratore occorre rimuoverle entrambe. Il sistema EIAJ al contrario mette la bobina fornitrice sopra a quella di raccolta, rendendo più pratico il montaggio del nastro.


Telecamera VC110.  Siamo ancora nell'epoca in cui si utilizzava il legno per i particolari estetici; l'impugnatura rimovibile è realizzata infatti in legno e alluminio anodizzato.


TV tuner. Riceve canali VHF e UHF, si monta a fianco del registratore e permette di connettere il monitor con la presa visibile a lato.
Con questo tuner si ottiene un sistema domestico completo che consentiva la registrazione di un programma televisivo in modo indipendente dal televisore; la mancanza di un timer per la registrazione automatica e la ridotta durata delle bobine tuttavia imponevano sempre la presenza di un operatore.
 

Alimentatore caricabatteria Akai. Può alimentare videoregistratore, monitor e telecamera oppure caricare le batterie interne (due elementi al piombo da 6V).


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